venerdì 10 gennaio 2014

Delega sul processo civile: misure bocciate dai Civilisti, violati diritti cittadini




(ASCA) - Roma, 8 gen 2014 - Dal disegno di legge delega in materia di giustizia civile al Dl ''Destinazione Italia''. Tutti i provvedimenti assunti in questi ultimi anni, ''pur spesso pomposamente definiti ''epocali', hanno solo contribuito ad aggravare ulteriormente il funzionamento della giustizia civile''.
L'Unione Nazionale delle Camere Civili boccia su tutti i fronti le ultime misure adottate da Governo e Parlamento e dal ministero della Giustizia nel settore della giustizia civile, che, fa notare il presidente dell'Uncc Renzo Menoni, ''funziona con tempi assolutamente inaccettabili e con sempre piu' insoddisfacente qualita' delle decisioni''.
Provvedimenti dove la parola d'ordine adottata, fa notare il leader dei Civilisti, e' quella della ''deflazione del contenzioso'' e cioe', in sostanza, ''anziche' far meglio funzionare la giustizia, si tenta di impedirne o quantomeno renderne piu' difficile l'accesso e, quindi, non permettere al cittadino la tutela dei suoi diritti. E la piu' ripetuta 'scusante' addotta per giustificare tale comportamento e' quella della carenza di risorse economiche e quindi la necessita' di ridurre i costi''.
Entrando nel dettaglio del recente ddl sulla giustizia civile, Menoni passa in rassegna alcune norme ''assolutamente inaccettabili''. A partire dalla sentenza del giudizio di cognizione di primo grado con ''motivazione a richiesta'', ''previo versamento di una quota del contributo unificato dovuto per l'impugnazione'': una norma che, fanno notare i civilisti, ''e' gia' stata bocciata dal Parlamento solo pochissimi mesi fa, per la sua palese violazione di norme costituzionali e per la sua assoluta illogicita'''.
E ancora, ''non si puo' neppure condividere la proposta che, in primo grado, all'udienza di comparizione delle parti, il giudice possa, a suo insindacabile giudizio, disporre il mutamento del rito ordinario di cognizione, nel rito sommario, allorche' ritenga che sia sufficiente un'istruzione sommaria''. A prescindere dalla contrarieta' ''a qualsiasi ipotesi di sommarizzazione del processo civile, la proposta dimostra che l'improvvisato legislatore non conosce la realta' dei nostri processi civili''.
Infine, ''non possono trovare giustificazione alcuna l'aumento del 340% della marca per anticipazioni forfettarie sulle procedure civili e la riduzione di un terzo dei compensi dei difensori nelle procedure di patrocinio a spese dello Stato contenute nella legge di Stabilita' 2014, ne' la norma contenuta nel Dl 'Destinazione Italia', che prevede l'attribuzione a sole 9 sedi di 'Tribunale delle imprese' della competenza a conoscere controversie con societa' con sede all'estero, anche se con sede stabile in Italia. Anche tali norme si inseriscono a pieno titolo - conclude Menoni - nell'ormai scoperto disegno di impedire ai cittadini l'accesso alla giustizia e la tutela dei loro diritti''.

da www.altalex.it
8-1-2014

sabato 21 settembre 2013

Da oggi ritorna obbligatoria la mediaconciliazione

Il Decreto Legge n. 69/2013 (il cd. "Decreto del Fare"), convertito con la legge 98/2013, ha ripristinato il procedimento di mediazione quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale in una serie di materie che considera ad ''alta conflittualità''.

Le nuove disposizioni in materia di mediazione, entrano in vigore da oggi 20 settembre 2013 e cioè decorsi trenta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione.

Ne segue che la mediazione torna così obbligatoria per 4 anni (cioè fino al 2017) in materia di:
a) condominio;
b) diritti reali;
c) divisione;
d) successioni ereditarie;
e) patti di famiglia;
f) locazione;
g) comodato;
h) affitto di aziende;
i) risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria;
l) risarcimento del danno derivante da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità;
m) contratti assicurativi, bancari e finanziari


Avv. Arturo Varricchio

lunedì 12 agosto 2013

ART. 185-bis. (Proposta di conciliazione del giudice)


ART. 185-bis. (Proposta di conciliazione del giudice)

Nessuna modifica è stata apportata nel testo di conversione in legge con modificazioni, del decreto legge del 21/6/2013 n.69.
L’articolo 77, infatti, interviene sul codice di procedura civile con la introduzione dell’obbligo per il giudice, nel corso del processo civile, di formulare alle parti una proposta di transazione o conciliazione, potendo valutare ai fini del giudizio l’eventuale rifiuto che gli venga opposto. Viene esteso così al rito ordinario una disposizione introdotta nel rito del lavoro nel 2010.

«ART. 185-bis. (Proposta di conciliazione del giudice) – Il giudice, alla prima udienza, ovvero sino a quando è esaurita l’istruzione, formula alle parti ove possibile, avuto riguardo alla natura del giudizio, al valore della controversia e all’esistenza di questioni di facile e pronta soluzione di diritto, una  proposta transattiva o conciliativa. La proposta di conciliazione non può costituire motivo di ricusazione o astensione del giudice»


avv. Arturo Varricchio

WI-FI libero: non sarà più necessario tracciare le connessione wi-fi e i gestori di esercizi commerciali che offrono il collegamento non dovranno più identificare l’utente.



A quanto pare anche il senato ha approvato il testo di conversione in legge con modificazioni, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia. Tra le novità quella relativa alla liberalizzazione dell'accesso alla rete internet tramite wifi e dell'allacciamento dei terminali di comunicazione alle interfacce della rete pubblica, senza il preventivo controllo e registrazione dei dati dell'utilizzatore. Ne segue che si può navigare in internet tranquillamente senza essere preventivamente identificati. Invero nel testo approvato il giorno 9 agosto dalla Camera dei Deputati al comma 1 prevede che l’offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite tecnologia WIFI non richiede l’identificazione personale degli utilizzatori.
Quando l’offerta di accesso non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore del servizio, non trovano applicazione l’articolo 25 del codice delle comunicazioni elettroniche (autorizzazione generale per le reti e i servizi di comunicazione elettronica), di cui al decreto legislativo n. 259 del 2003, e l’articolo 7 del decreto-legge n. 144 del 2005 sulla disciplina amministrativa degli esercizi pubblici di telefonia e internet.
Al comma 3 vengono introdotte infine, attraverso alcune modifiche al decreto legislativo n. 198 del 2010, misure di semplificazione per l’installazione delle apparecchiature di comunicazione elettronica.
A quanto pare, già diversi gestori si sono adeguati alla novità, compresi diversi enti locali.

avv. Arturo Varricchio

mercoledì 11 novembre 2009

l'avvocato risponde: E' giusto pagare la borsa della spesa?

“Vorrei capire perché io consumatore, ogni volta che mi reco in un supermercato, sono obbligato a pagare 3, 4 o addirittura 5 centesimi per il sacchetto di plastica dove poi metto la spesa. Trovo ingiusto pagare una borsa di plastica con stampata sopra la pubblicità dello stesso supermercato, il quale in tale ipotesi, per assurdo, dovrebbe essere lui a pagare me come testimonial, dal momento  che porto in giro il suo marchio facendogli indirettamente pubblicità. Inoltre, in qualsiasi altro esercizio, per qualsiasi altro prodotto acquistato (vestiti, scarpe,  libri, cd musicali, ecc...), il sacchetto con il nome del negozio mi viene fornito sempre gratuitamente. Allora, perché mai nei supermercati lo devo pagare? Posso rifiutarmi di pagarlo?”
Lettera firmata

 Il quesito del lettore è fondato ed interessante poiché, senza dubbio, con questo sistema il supermercato in questione “usa” letteralmente il suo cliente come vero e proprio veicolo pubblicitario, in quanto la busta marchiata, una volta uscita dal supermercato, percorre le vie cittadine, raggiunge le case e spesso  ritorna in circolazione come contenitore per altra merce od oggetti di casa del consumatore;  in tal modo viene raddoppiata l’efficacia della diffusione del logo del supermercato.
Tutto questo è ben noto ai gestori di supermercati che, per tale ragione, non rinunciano a questo veicolo di promozione (questo vale anche per il piccolo distributore), pur se con modalità diverse.
Invero,  molti distributori commerciali offrono la busta della spesa con il loro logo impresso del tutto gratuitamente,  ma tale gratuità è solo apparente, in quanto nei ricarichi del prezzo al consumatore del singolo prodotto, vi è percentualmente presente anche il costo pro quota della pubblicità, rappresentata dalla produzione e stampa della busta.
 Altri distributori, al contrario, gravano il servizio reso al consumatore (vale a dire la messa a disposizione di una busta per contenere la merce acquistata) di una somma sicuramente irrisoria, ma che comunque rappresenta un qualcosa di non dovuto. Infatti, partendo dal presupposto che il costo della busta sia già ampiamente ed opportunamente ricaricato sul prezzo finale del prodotto acquistato, ne deriva che qualunque cifra a qualunque titolo sia chiesta per la disponibilità della busta potrebbe rappresentare un atteggiamento censurabile sia in fatto che in diritto.
In effetti il vantaggio rappresentato dalla pubblicità capillare che la circolazione della busta della spesa rappresenta, dovrebbe già indurre il venditore a ritenersi “pagato” per i costi sostenuti, costi che, per quanto sopra esplicitato, sono già comunque sicuramente coperti dal ricarico sul prezzo finale del bene acquistato.
Detto ciò, bisogna anche dire che vi sono piccoli rituali ai quali, spesso, non diamo importanza ma che assumono un significato giuridico specifico. Ad esempio, la monotona e ripetitiva richiesta delle cassiere dei supermercati: “vuole un sacchetto”? “Le serve una busta”? Fanno vedere la questione da un'altra angolazione, vale a dire che il sacchetto è a disposizione del consumatore   il quale non è costretto ad acquistarlo ma è libero di accettarlo o meno.
In conclusione, la risposta al lettore non può che essere negativa in quanto  l'acquisto della busta del supermercato non è mai imposto, ma è un servizio che viene elargito su richiesta. E' vero infatti che il consumatore è libero di recarsi a fare spesa già munito di buste o carrellini per la spesa.


                                                                                                                 Avv. Arturo Varricchio

pubblicato su BENEVENTO Giornale - LA LIBERA VOCE DEL SANNIO

in data 13 novembre 2009

lunedì 7 settembre 2009

Disagio giovanile: sempre più numerosi i giovani alcolisti.

LA PIAGA SOCIALE DELL'ALCOLISMO

L'Alcolismo o Etilismo è una condizione in cui un individuo ingerisce volontariamente una quantità eccessiva di alcool etilico, per alterare volontariamente la propria coscienza. L'Alcool, produce uno stato tossico generale dell'organismo (provoca inappetenza con conseguente deperimento) e finisce per condizionare tutti gli aspetti della vita quotidiana.
Tra gli effetti negativi e degenerativi ricordiamo quelli a carico: a)del sistema nervoso, con deficit della memoria e della capacità di apprendimento; b) dell' esofago e dello stomaco, con gastrite ed emorragie gastrointestinali; c) del fegato e del pancreas che provocano cirrosi epatica e pancreatite acuta; d) del sistema cardiocircolatorio, con aumento della pressione sanguigna.
Chi ricorre abitualmente all'alcool, mette in serio pericolo la propria vita. Infatti, secondo le più recenti indagini statistiche l'alcol uccide più della droga in quanto, oltre a provocare innumerevoli patologie, può condurre i soggetti all'omicidio o al suicidio. Non dimentichiamo poi, che chi si dedica all'alcool non mette a repentaglio solo la propria vita ma anche quella degli altri, basti pensare che numerosi incidenti stradali sono provocati da giovani che guidano in stato di ebbrezza. 
Un tempo gli individui che più venivano colpiti dall'alcolismo erano gli adulti di sesso maschile, oggi invece il fenomeno si sta diffondendo in modo più frequente e preoccupante tra i giovani e le donne; la bevanda alcolica più utilizzata da questi ultimi è la birra, bevanda di largo consumo utilizzata principalmente nelle discoteche ma che trova spazio in qualunque momento della giornata.
Ecco un problema che, spesso, si ignora, si finge di non vedere. A quanti di voi è capitato di vedere ragazzi (e ragazze) che durante una festa si ubriacano, amici o figli di amici; in queste circostanze quanti hanno pensato: “è una ragazzata”, “lo fanno per divertirsi”. E quanti di voi, ragazzi, ha organizzato o partecipato ad una serata dicendo: “stasera beviamo e ci divertiamo”.
Ma perchè per divertirsi occorre bere? Come mai I ragazzi non sono più capaci di stare insieme agli altri per il solo piacere di stare insieme? Un modo di giustificare i ragazzi che bevono è quello di pensare che sia il loro modo per affrontare la crescente apprensione per la vita quotidiana che, nella maggior parte dei casi contribuisce a deteriorare i rapporti umani. In questo mondo, in tumultuoso e rapido progresso, i giovani, a volte, non trovano spazio per integrarsi ed ognuno di loro reagisce in modo diverso ai problemi della vita: chi ha un carattere forte, riesce a superare tutto, magari con una buona dose di menefreghismo o indifferenza, mentre chi ha un carattere debole, vulnerabile, affronta la sua insoddisfazione ed il suo timore della vita ricorrendo all'alcool per non pensare a cosa fare da grande.
Ma è veramente così o il voler giustificare tutto a tutti i costi ha portato i ragazzi a non assumersi le responsabilità delle loro azioni? A non pensare che forse la soluzione dei propri problemi sta al di fuori di una bottiglia di alcool o della droga; ragazzi, ragionate con la vostra testa non con quella della pubblicità o di quelli che non sono veri amici. Avete un problema? Affrontatelo con tutte le vostre paure, è sempre meglio che fingere di non vederlo e permettergli di ingigantirsi al punto di volerlo ignorare sempre di più. E noi, adulti, come possiamo aiutare I nostri figli ad affrontare la vita, a superare tutti I problemi che sorgono giorno dopo giorno? Non dimentichiamoci che spesso le azioni dei nostri figli sono reazioni alle nostre azioni o “non azioni”; non pensiamo che farli studiare, pagare il dottore, vestirli ecc... esaurisca il nostro compito di genitori, e il dialogo? E la forza e il coraggio che dobbiamo inculcargli per poter superare tutti gli ostacoli? E la presenza quotidiana? Non nascondiamoci dietro alle giustificazioni del tipo: “ma io lavoro tutto il giorno”; va bene, ma se veramente vogliamo conoscere I nostri figli (che è già di per sè un impresa difficile) il tempo lo dobbiamo trovare noi, senza aspettare che sia troppo tardi per porre rimedio ai nostri errori.
Io penso che il tran-tran quotidiano, l'affanno per affrontare la vita e il mondo sociale, incute timore anche a noi “adulti”, che nascondiamo la testa nella sabbia pur di non vedere i reali problemi e che corriamo da un posto all'altro senza fermarci a riflettere un momento. Ma noi siamo “grandi”, siamo l'esempio per i nostri giovani, allora facciamo in modo che possano pensare a noi come a delle persone con un po' più di esperienza che all'occorrenza possono anche consigliare il meglio (o il male minore). Già, sembra facile, ma come facciamo? Beh, purtroppo non c'è una ricetta, uno il rapporto lo deve costruire giorno dopo giorno (fin dalla nascita), nelle piccole e grandi occasioni; ad esempio, guardare un film assieme e commentarlo, scegliere insieme il posto in cui trascorrere le vacanze, scegliere insieme i regali da fare a Natale, ed una infinità di altre cose.
Questo, ovviamente, non può garantirci che i nostri figli da grandi non cadano nei tunnel di questa società (alcool, tabagismo, droga ecc...), possiamo solo sperare di riuscire ad instaurare quel minimo di rapporto che gli consenta di confidare a noi i loro disagi e che ci consenta di capire i loro periodi di crisi, i loro problemi, ed indurli ad accettare il nostro aiuto. Il nostro compito è provarci instancabilmente.
E voi, ragazzi, non chiudetevi in un ostinato mutismo; non nascondetevi dietro ad una bottiglia di birra, vino o altro, tanto dopo la sbronza i problemi ritornano inesorabili, quindi a che pro danneggiare voi e gli altri? Per quanto possa sembrare che i vostri genitori non vi capiscano, o che pensino solo al lavoro, parlate con loro e se non vi ascoltano subito, riprovate (anche noi ogni tanto dobbiamo essere presi per le orecchie), per ogni problema c'è sempre una soluzione e la si può trovare solo ragionando insieme; certo se avete fatto uno sbaglio avrete anche la vostra bella ramanzina, che dovrete affrontare con la consapevolezza che se avete sbagliato ve la meritate, ma dopo si trova insieme il modo di risolvere il problema e, se anche non si trova subito una soluzione, comunque si trova la forza di affrontarlo e superarlo “insieme”.
Non pensate che queste siano solo “belle parole”, vogliono solo essere un incitamento a trovare la forza di affrontare le avversità della vita (che sono tante), una forza che si può trovare insieme a chi amiamo. Non nascondiamoci, non ignoriamo l'inevitabile, prima lo affrontiamo, prima lo superiamo. Forza e coraggio, nessuno di noi è solo.


Avv. Arturo Varricchio


pubblicato su Benevento Giornale - la Voce del Sannio il 1 settembre 2009