sabato 6 settembre 2014
PCT, prime pronunce sulla validità degli atti in formato pdf-immagine e dei depositi telematici in assenza di decreto ministeriale autorizzativo
Trib. Torino 15-7-2014
Trib. Roma 13-7-2014
Trib. Livorno 25-7-2014
Trib. Padova 28.08.2014
In questo primo periodo di applicazione diffusa del Processo Civile telematico (e, in particolare, dopo il 30 giugno scorso e il d.l. 90/2014, che, all'art. 44, ha esteso a tutti i Tribunali la possibilità di deposito telematico degli atti endoprocessuali), sono già stati più volte portati all'attenzione della giurisprudenza alcuni problemi interpretativi, che hanno dato luogo a soluzioni non omogenee.
Il legislatore, purtroppo, non ha inserito norme chiarificatrici nella legge di conversione del d.l. 90 (l. 114/2014), perdendo un'ottima occasione per dissipare tali dubbi ermeneutici.
I problemi, che appaiono, per affinità, suscettibili di trattazione congiunta, riguardano le conseguenze del deposito di atti telematici con caratteristiche e con modalità non esattamente conformi alle norme regolamentari che li disciplinano (in particolare: in violazione della norma del Provvedimento 16.4.2014, contenente le Specifiche tecniche previste dall'art. 34 d.m. 21 febbraio 2011 n. 44, che prescrive che gli atti non possono risultare da scansione di immagini, ma debbono essere redatti in modalità telematica nativa), ovvero le conseguenze del deposito telematico di atti processuali diversi da quelli espressamente previsti dalla legge (art. 16-bis d.l. 179/2012 e successive modifiche), ovvero in assenza di specifico provvedimento ministeriale autorizzativo ex art. 35 d.m. 44/2011.
I provvedimenti in commento – tutti emessi successivamente al 30 giugno 2014 e dunque nel vigore del d.l. 90/2014 – concludono tutti, con diverse sfumature, per la soluzione negativa (inammissibilità, nullità, invalidità), ma non mancano in dottrina opinioni discordanti.
Analizzando, in primis, i provvedimenti relativi al deposito di pdf-immagine, l'iter argomentativo è, sostanzialmente, il seguente.
L'atto è costituito da un file in formato pdf; lo stesso non è però un atto nativo digitale, ottenuto mediante la trasformazione di un documento testuale, senza restrizioni per le operazioni di selezione e copia di parti, ma è un file ottenuto mediante la scansione di immagini.
Tale modalità di redazione dell'atto digitale non rispetta la normativa vigente: infatti, l'art. 12 del Provvedimento del Ministro della Giustizia del 16 aprile 2014 (contenente le Specifiche tecniche previste dall'articolo 34, comma 1 del decreto del Ministro della giustizia in data 21 febbraio 2011 n. 44, a sua volta richiamato dall'art. 16-bis d.l. 179/2012, che prevede che il deposito dei provvedimenti, degli atti di parte e dei documenti ha luogo esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici) prevede che "L'atto del processo in forma di documento informatico, da depositare telematicamente all'ufficio giudiziario, rispetta i seguenti requisiti:
a) è in formato PDF;
b) è privo di elementi attivi;
c) è ottenuto da una trasformazione di un documento testuale, senza restrizioni per le operazioni di selezione e copia di parti; non è pertanto ammessa la scansione di immagini [...]".
La forma prevista dalla legge non è stata, dunque, rispettata, con evidente violazione dell'art. 121 c.p.c. ("Gli atti del processo, per i quali la legge non richiede forme determinate, possono essere compiuti nella forma più idonea al raggiungimento del loro scopo”), che sancisce il principio di obbligatorietà delle forme legali e la portata residuale del principio di libertà delle forme.
Si passa, così, al vaglio delle conseguenze giuridiche del mancato rispetto della forma legale, e, in particolare se risulti applicabile l'art. 156 c.p.c. (“Non può essere pronunciata la nullità per inosservanza di forme di alcun atto del processo, se la nullità non è comminata dalla legge. Può tuttavia essere pronunciata quando l'atto manca dei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo. La nullità non può mai essere pronunciata, se l'atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato”).
Le pronunce in esame (si veda, in particolare, l'approfondita disamina del Tribunale di Livorno) statuiscono che la violazione della forma legale non consente di ritenere raggiunto lo scopo: "Il rispetto delle regole tecniche (quali ad esempio quella sui formati ammessi dei files degli allegati) ha lo scopo di rendere tali atti immediatamente intelligibili a tutti gli operatori del processo (senza imporre la necessità di ricercare programmi di conversione di formati diversi), così come la norma che impone che l'atto del processo sia un pdf ottenuto mediante la trasformazione di un documento testuale, ha lo scopo di rendere l'atto navigabile ad ogni attore del processo e dunque quello di consentire l'utilizzo degli elementi dell'atto, senza la necessità di ricorrere a programmi di riconoscimento ottico dei caratteri, detti OCR (optical character recognition)", da cui segue la declaratoria di nullità dell'atto.
Infine, non è ritenuto neppure applicabile l'art. 162 c.p.c. secondo il quale: “il giudice che pronuncia la nullità deve disporre, quando sia possibile, la rinnovazione degli atti ai quali la nullità si estende" essendo il ricorso monitorio riproponibile e non avendo, quindi, il ricorrente alcun interesse alla rinnovazione dell'atto nullo (che consisterebbe nel rideposito integrale di ricorso e allegati documentali).
Con analoghe argomentazioni altri tribunali hanno ritenuto nullo o inammissibile l'atto telematico depositato in tribunali che - pur successivamente all'entrata in vigore del d.l. 90/2014 - erano privi di specifico decreto autorizzativo emanato dal Ministero ai sensi dell'art. 35 d.m. 44/2011 (v. da ultimo trib. Padova 29.8.2014).
Secondo il tribunale, il fatto che il d.l. 90 preveda la possibilità di depositare telematicamente gli atti endoprocessuali (cfr. art. 44), esclude che il legislatore abbia voluto estendere la possibilità di deposito degli atti non compresi in tale norma - sostanzialmente gli atti introduttivi del giudizio - a tutti gli uffici giudiziari e, in specie, a quelli che precedentemente al 30 giugno 2014 non avevano richiesto ed ottenuto il decreto ministeriale ex art. 35 d.m. 44/2011.
Se, dunque - prosegue il tribunale di Padova - l'Ufficio non era autorizzato a ricevere a valore legale gli atti introduttivi (in quanto privo di decreto ex art. 35, o comunque in possesso di decreto ex art. 35 che non comprendesse specificamente gli atti introduttivi), tali atti, essendo stati spediti a mezzo PEC, potranno, al più, essere considerati come atti giudiziari inviati a mezzo posta, in contrasto con gli art. 166 e 167 c.p.c., secondo cui gli atti di costituzione debbono essere depositati in cancelleria e non inviati a mezzo posta (Cass. Sez. 3 n. 12391 del 21/05/2013 ribadisce la correttezza di tale interpretazione e la conformità della disciplina degli art. 165 c.p.c. e ss. con i principi costituzionali). A ciò consegue la declaratoria di inammissibilità.
In sede di primo commento al d.l. 90, auspicando un rapido intervento del legislatore sul punto, magari nella legge di conversione (intervento che, com'è noto, non è avvenuto), avevo escluso che la formulazione dell'art. 44 d.l. 90 consentisse di ritenere legittimi i depositi degli atti non contemplati da tale norma (e cioè, come detto, gli atti introduttivi del giudizio o comunque gli atti di costituzione e gli atti in Corte d'Appello), sulla base del ragionamento ripreso dal provvedimento del tribunale di Padova in commento: se la legge innova ritenendo legittimo il deposito di una determinata categoria di atti, a contrario, si deve escludere che sia consentito depositare telematicamente gli atti non compresi nella norma.
L'art. 35 del d.m. 44/2011 prevede che "L'attivazione della trasmissione dei documenti informatici da parte dei soggetti abilitati esterni è preceduta da un decreto dirigenziale che accerta l'installazione e l'idoneità delle attrezzature informatiche, unitamente alla funzionalità dei servizi di comunicazione dei documenti informatici nel singolo ufficio".
La norma nulla dice in ordine alla possibilità del decreto di limitare il valore legale dei documenti informatici trasmessi dai soggetti abilitati esterni a singoli atti processuali.
I decreti dirigenziali finora emessi contenevano l'elenco (più o meno analitico e non sempre omogeneo) degli atti e dei settori (civile ordinario, esecuzioni, fallimenti, volontaria giurisdizione, ricorsi per ingiunzione), in quanto giungevano all'esito di limitate e settoriali sperimentazioni portate avanti autonomamente da uffici giudiziari virtuosi, ben prima che il PCT divenisse realtà in tutto il Paese, ma anche addirittura prima della diffusione in buona parte degli uffici giudiziari dei registri di cancelleria informatizzati (SICID-SIECIC) e sicuramente in una fase embrionale di sviluppo degli applicativi ministeriali.
Si comprende, allora, la preoccupazione degli uffici (e del Ministero) di limitare al massimo l'ambito del valore legale degli atti depositati dai soggetti abilitati esterni (avvocati, consulenti), risultando primaria – ai fini di una proficuo esito delle sperimentazioni – l'esigenza di assicurare, nei singoli uffici interessati, la piena funzionalità infrastrutturale, relativamente a singole categorie di atti.
Una volta, però, che una norma di legge (l'art. 44 d.l. 90/14 citato) estende a tutti gli uffici giudiziari l'obbligo di ricevere dai soggetti abilitati esterni gli atti endoprocessuali (e dunque conferisce valore legale a tali atti in ogni Ufficio), a prescindere dall'esistenza o meno di un decreto ministeriale ex art. 35 d.m. 44/11, appare chiaro che la verifica di funzionalità dei servizi e delle attrezzature informatiche dei singoli Uffici, cui era preposto il decreto ex art. 35, è stata compiuta una volta per tutte, ex ante, dal legislatore.
Ma, se così è, appare lecito considerare esaurita la funzione per cui era stata introdotta la norma dell'art. 35 dm 44/2011, che potrebbe, pertanto, ritenersi abrogata per incompatibilità.
Qualche dubbio, inoltre, sorge anche in merito alla valutazione compiuta dai vari provvedimenti del mancato raggiungimento dello scopo dell'atto (per gli effetti di cui all'art. 156 c.p.c.) e sulla possibilità di sanatoria/rinnovazione.
Quanto al provvedimento depositato in assenza di decreto autorizzativo ex art. 35 d.m. 44/2011, se anche – per la presenza della limitazione contenuta nell'art. 44 d.l. 90 – non si vuole giungere alla radicale conclusione di ritenere abrogato il citato art. 35 c. 1 (il che eliminerebbe ogni limite alla liceità di deposito telematico di qualunque atto giudiziario in qualunque ufficio), non appare, comunque, possibile, alla luce di quanto sopra detto, ritenere che un atto telematico formato nel rispetto delle specifiche normative, inserito correttamente nei sistemi informatici dell'ufficio giudiziario, accettato dal cancelliere e dunque giunto pienamente alla conoscenza del giudice, non abbia raggiunto il suo scopo.
Né appare del tutto condivisibile il ragionamento secondo cui l'atto telematico depositato in carenza di decreto autorizzativo ex art. 35 dm 44/2011 non sia idoneo al raggiungimento dello scopo in quanto equiparabile all'atto giudiziario inviato a mezzo posta.
Come, infatti, ricordato dallo stesso giudice padovano, Cass. civ. Sez. Unite, 4.3.2009, n. 5160, ha affrontato ex professo, componendo un contrasto intervenuto tra due pronunce delle sezioni semplici, la questione se il deposito dell'atto giudiziario a mezzo posta sia idoneo al raggiungimento dello scopo, ai sensi dell'art. 156 c.p.c..
Sostengono le Sezioni Unite (che non paiono potersi ritenere superate da una decisione successiva di una sezione semplice), che "la circostanza che l'attività materiale di deposito degli atti in cancelleria, che è priva di un requisito volitivo autonomo, non debba essere compiuta necessariamente dal difensore o dalla parte che sta in giudizio personalmente, ma possa essere realizzata anche da persona da loro incaricata (c.d. nuncius) (cfr. Cass. 7449/2001 e 26737/2006), e che l'ordinamento processuale preveda casi, sia pure speciali, di deposito degli atti in cancelleria mediante invio degli stessi a mezzo posta (art. 134 disp. att. c.p.c. concernente il giudizio di cassazione, e le ipotesi relative al processo tributario, di cui a Corte Cost. n. 520 del 2002, e al giudizio di opposizione a ordinanza-ingiunzione irrogativi di sanzione amministrativa, di cui a Corte Cost. n. 98 del 2004; cfr. anche Cass. n. 11893/2006 per l'estensione dei principi di cui a quest'ultima sentenza all'azione popolare in materia elettorale), non appare compatibile con una valutazione di radicale difformità del deposito realizzato attraverso l'invio dell'atto per mezzo della posta rispetto a quello effettuato mediante consegna diretta al cancelliere, anche se certamente al di fuori delle previsioni normative il deposito potrà prendere efficacia solo dalla data del raggiungimento dello scopo (art. 156 c.p.c., comma 3), e cioè dell'(eventuale) concreta e documentata ricezione dell'atto da parte del cancelliere ai fini processuali, e giammai dalla data della spedizione dell'atto, così come invece previsto dalle speciali discipline relative al deposito degli atti processuali a mezzo".
Con l'inevitabile conseguenza che la nullità dell'atto non può essere pronunciata (e magari, accedendo alle conclusioni delle S.U., gli effetti si produrranno non, come di consueto, al momento in cui il soggetto abilitato esterno riceverà la Ricevuta di Avvenuta Consegna, ma piuttosto al momento in cui il cancelliere accetterà il deposito, introducendo l'atto nei registri informatici dell'Ufficio giudiziario).
In ogni caso, poi, se anche l'atto dovesse essere dichiarato nullo, il giudice (a differenza di quanto è avvenuto nel provvedimento del Tribunale di Padova), non potrebbe esimersi dal vagliare la possibilità di rinnovazione dell'atto nullo ai sensi dell'art. 162 c.p.c, per la quale non sembrano esservi ostacoli, quantomeno in tutti i casi in cui non si siano verificate preclusioni o decadenze.
Quanto, poi, all'atto depositato in formato pdf-immagine, si è sostenuto (R. Bellé, Prime note su pct e processo di cognizione, in Judicium.it) che depositare un atto in formato pdf-immagine equivale sostanzialmente al deposito di una fotocopia, peraltro sicuramente proveniente dall'avvocato depositante (essendo stata inviata via PEC). Dovrebbe, pertanto, valere il principio giurisprudenziale per cui anche in ambito processuale trova applicazione l'art. 2719 c.c., con conseguente idoneità anche della fotocopia dell'atto al raggiungimento dello scopo processuale (salvo disconoscimento nella prima difesa e salva la possibilità di dimostrare la conformità all'originale, provvedendo all'esibizione o al deposito (questa volta in forme telematiche regolari) dell'atto.
La soluzione non appare del tutto convincente.
Le specifiche di redazione dell'atto (pdf nativo, assenza di elementi attivi, quali riferimenti a pagine web, sottoscrizione con firma digitale o firma elettronica qualificata strutturata come da norma, presenza di un file XML con determinati contenuti), di cui al Provvedimento 16.4.2014, infatti, appaiono piuttosto volte a descrivere le modalità di redazione dell'atto telematico, come se vi fossero norme specifiche che disponessero che – come è ovvio – l'atto cartaceo deve essere redatto su fogli A4 o usobollo e non su rotoli di papiro, con inchiostro indelebile e non a matita o con inchiostro simpatico.
Si spiega, pertanto, che un atto telematico che non sia stato redatto rispettando le specifiche tecniche previste dal provvedimento 16.4.14 non possa in alcun modo raggiungere lo scopo cui è preposto (così come, per certo, non raggiungerebbe lo scopo l'atto di citazione scritto a matita), con conseguente inevitabile dichiarazione di nullità.
In ogni caso, però, - salva la rilevata carenza di interesse processuale per ciò che concerne il ricorso per ingiunzione, sempre riproponibile (ma con onere di pagare nuovamente il contributo unificato) - non paiono sussistere ostacoli alla rinnovazione dell'atto nullo; la rinnovazione, però, pur espletando effetti ex tunc, non varrebbe a superare le decadenze già maturate.
In conclusione, in attesa di un auspicabile urgente chiarimento legislativo, non pare che la normativa attuale precluda interpretazioni delle norme del processo telematico meno restrittive di quelle spesso adottate in queste prime applicazioni e più in linea con la tendenza dell'ordinamento processuale a favorire decisioni nel merito a scapito della chiusura in rito del processo.
tratto dal sito www.questionegiustizia.it
(Gianmarco Marinai Referente, Informatico Distrettuale Corte d'Appello di Firenze)
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DIRITTO
domenica 31 agosto 2014
Modifiche al codice di procedura civile apportate dalla Legge 11 agosto 2014 n.114, che ha convertito il DL 24 giugno 2014 n. 90
Il 18 agosto 2014 è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale la Legge 11 agosto 2014, n. 114 che ha convertito, con modificazioni, il Decreto Legge 24 giugno 2014, n. 90.
(clicca qui per scaricare tutta la guida alla Legge n.114/2014)
Di seguito riporto alcune modifiche apportate al codice di procedura civile:
Art. 126
Contenuto del processo verbale
I. Il processo verbale deve contenere l'indicazione delle persone
intervenute e delle circostanze di luogo e di tempo nelle quali gli atti che
documenta sono compiuti; deve inoltre contenere la descrizione delle attività
svolte e delle rilevazioni fatte, nonché le dichiarazioni ricevute.
II. Il processo verbale è sottoscritto dal cancelliere. Se vi sono
altri intervenuti, il cancelliere, quando la legge non dispone altrimenti, dà
loro lettura del processo verbale e li invita a sottoscriverlo. Se alcuno di essi
non può o non vuole sottoscrivere, ne è fatta espressa menzione.
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Art. 126
Contenuto del processo verbale
I. Il processo verbale deve contenere l'indicazione delle persone
intervenute e delle circostanze di luogo e di tempo nelle quali gli atti che
documenta sono compiuti; deve inoltre contenere la descrizione delle attività
svolte e delle rilevazioni fatte, nonché le dichiarazioni ricevute.
II. Il processo verbale è sottoscritto dal cancelliere. Se vi sono
altri intervenuti, il cancelliere, quando la legge non dispone altrimenti, dà
loro lettura del processo verbale. (1)
________________ (1) Comma sostituito, con effetto dal 25 giugno 2014, dall'art. 45 del D.L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 114. Il comma sostituito recitava "Il processo verbale è sottoscritto dal cancelliere. Se vi sono altri intervenuti, il cancelliere, quando la legge non dispone altrimenti, dà loro lettura del processo verbale e li invita a sottoscriverlo. Se alcuno di essi non può o non vuole sottoscrivere, ne è fatta espressa menzione." |
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Art. 133
Pubblicazione e comunicazione della sentenza
I. La sentenza è resa
pubblica mediante deposito nella cancelleria del giudice che l'ha
pronunciata.
II. Il cancelliere dà
atto del deposito in calce alla sentenza e vi appone la data e la firma, ed
entro cinque giorni, mediante biglietto contenente il dispositivo, ne dà
notizia alle parti che si sono costituite.
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Art. 133
Pubblicazione e comunicazione della sentenza
I. La sentenza è resa
pubblica mediante deposito nella cancelleria del giudice che l'ha
pronunciata.
II. Il cancelliere dà
atto del deposito in calce alla sentenza e vi appone la data e la firma, ed
entro cinque giorni, mediante biglietto contenente il testo integrale della sentenza (1), ne dà notizia
alle parti che si sono costituite. La comunicazione non e' idonea a far
decorrere i termini per le impugnazioni di cui all'art. 325. (1)
________________ (1) L'art. 45 del D.L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, ha sostituito, con effetto dal 25 giugno 2014, le parole «il dispositivo» con le parole «il testo integrale della sentenza». La citata legge di conversione ha aggiunto, in fine, con effetto dal 19 agosto 2014, il peirodo «La comunicazione non e' idonea a far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all'art. 325». |
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Art. 147
Tempo delle notificazioni
I. Le notificazioni
non possono farsi dal 1° ottobre al 31 marzo prima delle ore 7 e dopo le ore
19; dal 1° aprile al 30 settembre prima delle ore 6 e dopo le ore 20.
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Art. 147
Tempo delle notificazioni
I. Le notificazioni
non possono farsi prima delle ore 7 e dopo le ore 21. (1)
________________
(1) La disposizione dell'art. 147 del codice di procedura civile si
applica anche alle notificazioni eseguite con modalita' telematiche. Quando
e' eseguita dopo le ore 21, la notificazione si considera perfezionata alle
ore 7 del giorno successivo. (art. 16-septies D.L. 18 ottobre 2012, n. 179,
come modificato, con effetto dal 19 agosto 2014, dall'art. 45-bis del D.L. 24
giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014,
n. 114.
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Art. 207
Processo verbale dell'assunzione
I. Dell'assunzione dei
mezzi di prova si redige processo verbale sotto la direzione del giudice.
II. Le dichiarazioni
delle parti e dei testimoni sono riportate in prima persona e sono lette al
dichiarante che le sottoscrive.
III. Il giudice,
quando lo ritiene opportuno, nel riportare le dichiarazioni descrive il
contegno della parte e del testimone.
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Art. 207
Processo verbale dell'assunzione
I. Dell'assunzione dei
mezzi di prova si redige processo verbale sotto la direzione del giudice.
II. Le dichiarazioni
delle parti e dei testimoni sono riportate in prima persona e sono lette al
dichiarante (1).
III. Il giudice,
quando lo ritiene opportuno, nel riportare le dichiarazioni descrive il
contegno della parte e del testimone.
________________
(1) L'art. 45 del D.L. 24 giugno 2014, n. 90, con effetto dal 25 giugno 2014, ha soppresso le parole "che le sottoscrive". Il citato D.L. è stato convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, in vigore dal 19 agosto 2014. |
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Avv. Arturo Varricchio
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Le problematiche della notifica a mezzo PEC: i primi orientamenti giurisprudenziali
Il sistema di notifica telematica, sin dall’inizio oggetto di dichiarato interesse da parte dell’avvocatura, non ha immediatamente riscosso l’auspicato successo, rimanendo vittima della tradizionale ritrosia della classe forense all’utilizzo di modalità e strumenti telematici e del timore di incorrere nelle irregolarità di una procedura inevitabilmente nuova rispetto ai clichèt standardizzati e consolidati dal decorso del tempo.
Hanno a ciò concorso il non sempre eccelso e completo contenuto della produzione legislativa Statale, la ridotta conoscenza dell’informatica giuridica e della relativa normativa oltre al rifiuto di percepire quelle peculiarità proprie del ricorso alle modalità telematiche che rendono non immediata la loro pacifica convivenza con quelle attuate in forma tradizionale.
Gli atti suscettibili di notifica diretta
La generica elencazione degli atti suscettibili di notifica diretta, contenuta nella L. 53/1994, sembrerebbe, d’altra parte, imporre l’accurata attività interpretativa utile ad individuare l’effettivo intento del legislatore ed, in particolare, i limiti entro cui egli ha inteso contenere l’operatività di questo sistema, apparentemente praticabile nella vasta categoria degli “atti in materia civile“ (rif. art. 1 L. 53/94) ma poi mancante dell’indicazione di determinate o determinabili tipologie.
Comprensibile, ad esempio, l’incertezza sulle modalità di notificazione per via telematica dell’atto introduttivo del contenzioso ordinario, destinato (al momento solo occasionalmente) a confluire nella busta telematica redatta al momento dell’iscrizione a ruolo del giudizio.
Di esso le disposizioni regolamentari del processo telematico individuano con precisione tanto le caratteristiche giuridiche (corrispondenti alla categoria del documento informatico), quanto quelle tecniche (consistenti di redazione dell’atto mediante programma di video scrittura e successiva conversione in formato PDF c.d “testo”, privo dei c.d. “elementi attivi” e suscettibile di consentire le funzioni di copia ed incolla).
Meno complete le definizioni contenute nella legislazione sulla notifica a mezzo PEC, abilitanti l’inoltro di atti consistenti o meno di documento informatico e legittimanti la convinzione sulla libertà di forme dell’atto da trasmettere, onnicomprensive anche del documento semplicemente scansionato e poi tradotto nel “formato immagine” (l’equivalente di una buona fotocopia).
L’incertezza si è protratta fino al più recente aggiornamento delle regole tecniche licenziate con Provvedimento del DGSIA del 16/4/2014, apparentemente satisfattive di entrambe le esigenze perchè abilitanti (art. 19 bis) l’utilizzo dei documenti informatici o copie informatiche, anche per immagine, dei documenti analogici, escludendone però l’uso nei casi in cui l’atto da notificare sia un documento originale informatico, necessitante - in questo caso - del sopracitato formato PDF/testo, inderogabile nei casi in cui l'atto da notificarsi sia l'atto del processo da trasmettere telematicamente all’ufficio giudiziario (esempio: atto di citazione).
In mancanza di specifica e tassativa elencazione si è poi dovuto procedere ad un intervento interpretativo finalizzato ad individuare quelle tipologie di atti che, pur rientrando nella generale categoria della materia civile, non possono essere notificate mediante PEC, stante la riserva di esclusività attribuita all’ufficiale giudiziario in alcune fattispecie richiedenti la sua personale partecipazione.
In alcuni casi l’indagine è stata rapida ed ha condotto all’elaborazione di una significativa (seppur non esaustiva) lista in cui rientrano l’avviso di rilascio dell’immobile, la notifica da eseguire all’estero, la citazione di testi o l’atto di pignoramento immobiliare.
Per alcune di queste attività è la stessa Legge che predispone utili alternative all’intervento dell’Ufficiale giudiziario (così è per la citazione testi, inoltrabile anche ai sensi dell’art. 250 c.p.c.) mentre per altre ipotesi la valutazione si è rivelata meno agevole e foriera di interessante ed affatto sopito dibattito, talora mancante di univoco orientamento.
Tra queste si annovera l’atto di precetto cambiario, che, nella sua composizione tradizionale, impone la preventiva e obbligatoria certificazione di conformità degli originali dei titoli posti a fondamento del credito e trasposti (talvolta anche mediante allegazione in fotocopia o semplice menzione) nell’atto da notificare al debitore. Essa - si è detto - costituisce prerogativa esclusiva dell’U.G. pubblico ufficiale ed esclude quindi l’eventualità che alla sua notificazione possa procedersi mediante comunicazione di PEC (così COA Trani e Torino, quest’ultimo però discutendo della notificazione diretta a mezzo servizio postale).
Detto indirizzo è stato avversato da chi ha perseguito l'idea di poter realizzare opportuni accomodamenti al sistema di notificazione telematica, preordinati a renderla quanto più similare a quella tradizionalmente effettuata.
Muovendo quindi dalla possibilità, espressamente riconosciuta all’avvocato, di attestare l’autenticità dell’atto da notificare a mezzo PEC (art. 3 bis comma 2 L. 53/94), si è ritenuto possibile procedere in tal senso, previa scansione del documento cartaceo contenente la certificazione rilasciata dell’U.G. da allegare in una con il precetto.
La mancanza di condivisione sul punto suggerisce però, ancor oggi, un cauto approccio idoneo a rendere meno probabile (soprattutto nella fase iniziale del sistema di cui si discute), la proposizione di eventuali eccezioni in sede giudiziale che finirebbero per essere affidate al personalizzato orientamento del giudicante (a sua volta privo di uniformi riferimenti).
Possibilità di utilizzare la domanda giudiziale notificata a mezzo p.e.c. anche ai fini della sua trascrizione
A non immediata soluzione sembra altresì destinata la questione affrontata dall’avv. Francesco Tregnaghi del Foro di Verona, ferma, allo stato, alla significativa ma solitaria condivisione manifestata dal funzionario locale dell’ufficio interessato alla procedura.
La problematica afferisce alla possibilità di utilizzare la domanda giudiziale notificata a mezzo p.e.c. anche ai fini della sua trascrizione, altrimenti affidata all'acquisizione di apposita copia dell’atto notificato in formato cartaceo e con l’intervento dell’ufficiale giudiziario.
Si è posto quindi al Dirigente della Conservatoria dei registri immobiliari di Verona, un quesito sulla praticabilità di un’operazione che utilizzi, quale copia per la trascrizione, quella estratta dalla notifica eseguita mediante PEC e quindi stampata su materiale cartaceo e comprensiva, ovviamente, di allegati e ricevute PEC di accettazione e consegna nonchè dell’attestazione di conformità all’originale digitalmente trasmesso, apposta dall’avvocato “pubblico ufficiale” ex art. 6 comma 1 L. 53/1994.
Il Conservatore di Verona, riscontrando il quesito postogli, ha manifestato il suo assenso, escludendo la necessità di previa iscrizione a ruolo del giudizio al solo fine di conseguire il rilascio dell’attestazione di conformtià all’atto notificato tradizionalmente.
Già passata al vaglio della giurisprudenza di merito la questione sulla generalizzata possibilità di notificare via PEC l’atto di intimazione di sfratto per morosità, pervenuta - per la prima volta - all’attenzione del Tribunale di Catanzaro e decisa con ordinanza del 22/2/2014 resa dal dott. Scalera.
Negativo il giudizio del magistrato nell'ipotesi in cui l'atto non dovesse aver raggiunto personalmente il destinatario, ritenendosi in tal caso obbligatoria l’avviso del tentativo di notificazione non effettuata a “mani proprie”, prescritta dall’ultimo comma dell’art. 660 cpc ed affidata all’ufficiale giudiziario mediante invio di raccomandata + a.r.
La decisione, apprezzabile nella parte in cui non sanziona l’attività espletata dal notificante, acconsentendo alla rimessione in termini per la rinnovazione dell’incombente (da effettuarsi nelle forme tradizionali), si rivela altresì ineccepibile, sol perchè rigorosamente rispettosa del dettato di legge. Essa tradisce però l’intento (già richiamato) di realizzare, ad ogni costo, la compatibilità tra i sistemi “tradizionali” e quelli “telematici”, gravando di irregolarità questi ultimi qualora non esattamente corrispondenti alle ordinarie disposizioni.
Diversi appaiono invece i presupposti su cui l’art. 660 cpc pare fondarsi, dicharatamente ancorati all’esigenza di assicurare la materiale dazione dell’atto (congenitamente mancante nella notificazione a mezzo PEC).
Evidente, altresì, il rinvio all’esistenza di un indirizzo fisico del destinatario, che si rivela però univoco e permanente nel momento in cui se ne rende obbligatoria l’indicazione sin dal suo momento nativo (l’iscrizione nel registro delle imprese) e che si sgancia quindi dall’eventualità che il ricevente possa non essere ivi reperibile (a quell’account - in definitiva - egli non può mancare e la notifica si perfeziona, tecnicamente, con il deposito del messaggio alla propria casella).
Diversa, infine, la componente soggettiva che solo nella procedura tradizionale richiede l’intervento dell’Ufficiale giudiziario, estraneo invece a quella telematicamente effettuata.
Unitamente alle voci succedutesi sul web che davano per conforme l’orientamento del Tribunale di Nola e contrario quelli di Napoli e Verona, è stato altresì segnalato lo specifico riferimento del Tribunale di Mantova (ord. 17 giugno 2014) che, in mancanza della comparizione del conduttore - intimato, ha ritenuto idonea la notifica eseguita nei suoi confronti a mezzo PEC, convalidando quindi lo sfratto.
Il momento di perfezionamento della notificazione telematica
Il più volte richiamato rischio di inseguire l’assoluta compatibilità con le tradizionali forme di notificazione dell'atto giudiziario, ha ingenerato prevedibili reazioni anche in relazione al momento di perfezionamento della notificazione telematica, vincolandola alla materiale conoscenza dell’atto da parte del destinatario.
La questione trova autorevolissimi precedenti in sede di legittimità (Corte Costituzionale sentt. 14.01.2010, nr. 3 e 26 novembre 2002, n. 477; Cass. SS.UU. ord. 21 ottobre 2004 nr. 458) ed è stata rielaborata a sostegno di una eccezione proposta, in sede giudiziale, nel primo periodo di operatività della notifica via PEC.
Si è cioè ritenuto che la mancata visione del messaggio da parte del destinatario, coincisa con lo “smarrimento della password” di accesso all’account di pec, potesse e dovesse ritenersi produttiva di irregolarità nella notifica (che, nel caso di specie, atteneva a ricorso per dichiarazione di fallimento e pedissequo decreto di comparizione davanti al Tribunale).
Perentorio il rilievo del giudice del reclamo che, ritenuta l’equivalenza tra la trasmissione dell'atto per via telematica effettuata ai sensi dell'articolo 48 del decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82 (come sostituito dall'art. 33, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 2010, n. 235) e la notificazione per mezzo del servizio postale, ha individuato il momento del perfezionamento nella “...generazione della ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del destinatario e ciò indipendentemente dall’ "apertura" del messaggio” (Corte d'Appello Bologna, sent. 30/5/2014).
Ancor meno rilevante è stata poi ritenuta l’ignoranza sulle modalità di funzionamento della posta elettronica certificata, assunta a sostegno della tardiva opposizione a decreto ingiuntivo di pagamento, pervenuta alla cognizione del Tribunale di Mantova e specificata nella mancata conoscenza, da parte del destinatario, delle modalità di scaricamento dei documenti allegati e della disponibilità della presenza di programmi specifici per la loro visualizzazione.
Estremamente agevole la valutazione esperita dal Giudice adito, limitatosi al pedissequo richiamo delle disposizioni sulle notificazioni dirette a mezzo PEC ed, in particolare, al momento del suo perfezionamento, da sole ritenute utili a consentire la declaratoria di inammissibilità dell’opposizione perchè tardiva (Tribunale Mantova, sez. lavoro sent. 3 giugno 2014).
L’esperibilità della procedura in sede di giudizio amministrativo
Ultimo accenno attiene all’esperibilità della procedura in sede di giudizio amministrativo, alla stregua dell’intervento del DL 90/2014 che - in maniera non chiaramente spiegabile nè spiegata - ha sancito (art. 46 ultimo inciso) l’inapplicabilità di alcune delle disposizioni (commi 2 e 3 ) alla giustizia amministrativa in cui risulta quindi telematicamente notificabile solo il documento informatico e non anche quelli altrimenti suscettibili dell’attestazione di conformità riconosciuta all’avvocato e che, in questo contesto, viene sostituita dall’analoga disposizione del CAD (art. 22), non operativa per mancanza della regolamentazione tecnica richiamata dallo stesso codice (art. 71).
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mercoledì 28 maggio 2014
PCT Base: come predisporre una Busta per l'invio telematico di un atto
In questa guida ho riportato le video - guide realizzate dalla Fondazione per l’Innovazione e l’Informatica Forense (FIIF) del Consiglio Nazionale Forense, relative al nuovo Processo Civile Telematico ( PCT ), con le quali si indicano le modalità per l'invio di un atto.
Come al solito, provvederò ad aggiornare le pagine appena verranno pubblicate nuove video-guida
Come al solito, provvederò ad aggiornare le pagine appena verranno pubblicate nuove video-guida
Avv. Arturo Varricchio
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martedì 6 maggio 2014
NOTIFICHE TELEMATICHE, il CNF ha realizzato le seguenti Video-Guide
Anche per le notifiche telematiche la Fondazione per l’Innovazione e l’Informatica Forense (FIIF) del Consiglio Nazionale Forense, ha realizzato le seguenti video - guide, relative al nuovo Processo Civile Telematico ( PCT ).
Provvederò ad aggiornare la pagina appena verranno pubblicate nuove video-guida
Provvederò ad aggiornare la pagina appena verranno pubblicate nuove video-guida
Avv. Arturo Varricchio
martedì 15 aprile 2014
PROCESSO CIVILE TELEMATICO, ecco la video-guida del CNF - aggiornato al 28/5/2014
Ho pensato di riportare le video - guida pubblicate dalla Fondazione per l’Innovazione e l’Informatica Forense (FIIF) del Consiglio Nazionale Forense ( CNF ), dedicate agli adempimenti necessari per utilizzare strumenti e metodi del Processo Civile Telematico ( PCT ).
Provvederò ad aggiornare la pagina appena verranno pubblicate nuove video-guida
3) PCT Base: gli strumenti per il deposito telematico degli atti
5) PCT Base: portale servizi telematici (PST), consultazione dei fascicoli pubblica in forma anonima
6) PCT Base: portale servizi telematici (PST), la consultazione dei propri fascicoli
Provvederò ad aggiornare la pagina appena verranno pubblicate nuove video-guida
Avv. Arturo Varricchio
3) PCT Base: gli strumenti per il deposito telematico degli atti
5) PCT Base: portale servizi telematici (PST), consultazione dei fascicoli pubblica in forma anonima
6) PCT Base: portale servizi telematici (PST), la consultazione dei propri fascicoli
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Ubicazione: italy
Benevento BN, Italia
giovedì 3 aprile 2014
Pubblicato il decreto Ministro Giustizia 10.03.2014 n 55 - nuove Tariffe Forensi
E' stato pubblicato nella Gazzetta del 2 aprile 2014 il decreto del Ministero della Giustizia n. 55 del 10 marzo 2014 recante i Nuovi Parametri Forensi, in attuazione della riforma dell'ordinamento professionale. scarica qui le tabelle
Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.77 del 2-4-2014
Avv. Arturo Varricchio
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